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Sergio Givone: Dostoevskij nostro contemporaneo
12 - 15 giugno 2008
– Monastero di Camaldoli (AR)
Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi
Dopo l’11 settembre 2001 apparve un libro di André Glucksmann, Dostoevskij a
Manhattan. La tesi del filosofo francese era che per comprendere quei fatti drammatici e
inimmaginabili bisognasse tornare a Dostoevskij.
Quasi una provocazione, ma una provocazione tutt’altro che campata in aria. Chi, meglio
di Dostoevskij, aveva saputo cogliere il legame profondo di nichilismo e terrorismo,
tracciando l’intera parabola di un fenomeno che avrebbe caratterizzato il nostro tempo
ben prima che si manifestasse in tutta la sua forza d’urto?
Dostoevskij ha visto che il nichilismo si configura anzitutto come terrorismo; ma se poi assume il volto di una suadente riconciliazione con la fragilità e la caducità dell’esistenza, è per ripresentarsi infine come terrore puro e assoluto. Esattamente quel che sta accadendo ai nostri giorni. Dove si uccide non già in nome di ciò in cui si crede, ma in nome di ciò in cui non si crede più. Tant’è vero che il più cupo fanatismo è figlio della disperazione piuttosto che della speranza. Esattamente come Dostoevskij aveva illustrato nei suoi romanzi più di un secolo fa.
Per questo motivo rileggere Dostoevskij significa non soltanto scoprire o riscoprire uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, ma fare i conti con temi e problemi che sono i nostri.
Sergio Givone
Sergio Givone è ordinario di Estetica all’Università di Firenze.
A partire da un’originale interpretazione della lezione ermeneutica ed esistenzialista (soprattutto di Nietzsche, Heidegger e Pareyson), si è occupato della ridefinizione di alcune fondamentali categorie del pensiero filosofico del Novecento, tra cui il concetto di nichilismo e l’idea di “tragico”.
Tra le sue pubblicazioni: Disincanto del mondo e pensiero tragico (Milano 1988), Storia del nulla (Roma-Bari 1995), Eros/Ethos (Torino 2000), Prima lezione di estetica (Roma- Bari 2003), Il bibliotecario di Leibniz (Torino 2005), Storia dell'estetica (2006), Dostoevskij e la filosofia (Roma-Bari 2006).
Come scrittore di romanzi "filosofici" ha vinto nel 1999 con Favola delle cose ultime il Premio Grinzane Cavour mentre con il romanzo, Nel nome di un dio barbaro (Torino, 2002) è stato finalista al Premio Strega. Esce a febbraio il suo nuovo romanzo Non c'è più tempo (Torino 2008).
